Ho concluso il Corso di Alta Formazione “Consulente esperto nei processi di Orientamento e Career Guidance” di ASNOR – Associazione Nazionale Orientatori. Un percorso di 600 ore di formazione dedicato allo studio dell’orientamento professionale lungo tutto l’arco della vita.
Per me non è stato solo un corso. È stato un passaggio importante. Una conferma. Negli ultimi anni ho scelto di accompagnare sempre più persone verso scelte professionali più consapevoli, più coerenti, più sostenibili nel tempo. Questo traguardo ha un significato preciso, rafforza una direzione che avevo già intrapreso e le dà ancora più struttura.
Quando si parla di career guidance, molte persone pensano subito al CV, al colloquio, alla ricerca di lavoro. Ma l’orientamento non si esaurisce lì. Anzi, ridurlo a questo significa perderne il valore più profondo. L’orientamento riguarda il modo in cui leggiamo il nostro percorso, riconosciamo le nostre risorse, comprendiamo cosa ci muove e decidiamo in quale direzione andare.
Orientamento al lavoro: non solo ricerca, ma consapevolezza
Vedo spesso una convinzione implicita che merita di essere messa in discussione, che è l’idea che la carriera si costruisca solo accumulando esperienze. Non basta. Si possono fare tante esperienze e restare comunque confusi, disallineati, bloccati. Il punto non è solo fare. Il punto è capire. E qui entra in gioco l’orientamento al lavoro.
L’orientamento è un processo che aiuta la persona a leggere la propria storia professionale con maggiore lucidità. Serve nei momenti di passaggio, nei cambi di ruolo, nelle crisi, nei dubbi, nelle ripartenze. Serve a chi deve scegliere un percorso di studi, ma anche a chi lavora da anni e sente di non essere più nel posto giusto. Serve a chi vuole crescere, cambiare settore, ridefinire la propria identità professionale o semplicemente ritrovare una direzione.
Durante il percorso ASNOR ho approfondito proprio questa visione. L’orientamento come processo continuo, che accompagna la persona lungo tutto l’arco della vita, una prospettiva che condivido profondamente, perché oggi le carriere non sono più lineari, sono ibride, mobili, complesse, e proprio per questo hanno bisogno di strumenti adeguati.
Bilancio di competenze: il valore di fermarsi e leggere il proprio percorso
Tra gli strumenti che ho approfondito, uno dei più importanti è stato il bilancio di competenze. È uno strumento centrale nei percorsi di sviluppo professionale e, a mio avviso, uno dei più utili quando una persona sente il bisogno di fare chiarezza.
Il bilancio di competenze permette di analizzare in modo strutturato esperienze, capacità, attitudini, valori, motivazioni e obiettivi. Ma soprattutto permette una cosa che spesso manca, fermarsi davvero, per osservare il proprio percorso, per riconoscere ciò che si è imparato, per dare un nome alle competenze maturate e per capire come usarle in modo strategico.
Molte persone sottovalutano quello che sanno fare perché guardano solo ai titoli o alle mansioni ufficiali, ma una carriera non è fatta solo di ruoli scritti su LinkedIn. È fatta anche di problemi risolti, relazioni gestite, decisioni prese, adattamenti continui, capacità costruite nel tempo. Il bilancio di competenze serve a trasformare tutto questo in consapevolezza concreta.
Metodologie innovative per l’orientamento professionale
Un altro aspetto che ho trovato particolarmente stimolante è stato l’approfondimento di metodologie innovative come gamification, design thinking e LEGO® Serious Play®. Ed è qui che, secondo me, si apre una riflessione interessante, chi pensa che l’orientamento sia qualcosa di statico o puramente teorico, probabilmente ha in mente un modello superato.
L’orientamento oggi può essere anche esperienziale, creativo, attivo. La gamification, ad esempio, rende il processo più coinvolgente e aiuta la persona a esplorare scenari professionali in modo dinamico. Il design thinking porta dentro il tema della progettazione per non aspettare passivamente la risposta giusta, ma costruire ipotesi, testare possibilità, ragionare per prototipi. LEGO® Serious Play® introduce una dimensione simbolica e visuale che può facilitare riflessioni profonde, rendendo visibili idee e blocchi che a parole restano confusi.
Questi approcci mi interessano molto perché mettono al centro la persona non come destinataria passiva di consigli, ma come protagonista attiva del proprio percorso. Ed è esattamente questa l’idea di orientamento in cui credo.
Le carriere non si gestiscono solo con il CV
Lo dico spesso e continuo a crederlo. Le carriere non si gestiscono solo con il CV. Il curriculum è utile, certo. Ma da solo non basta. Non basta per capire una direzione, non basta per fare scelte lucide, non basta per costruire un progetto professionale solido.
Un CV racconta il passato in forma sintetica. L’orientamento, invece, aiuta a collegare passato, presente e futuro. Aiuta a capire non solo che cosa ho fatto, ma anche chi sono professionalmente, che cosa porto davvero in un contesto di lavoro e verso dove voglio andare. È un passaggio meno immediato, ma molto più trasformativo.
In un mercato del lavoro che cambia rapidamente, continuare a pensare che basti “sistemare il CV” è una semplificazione comoda ma debole. Il vero lavoro sta prima, fare chiarezza, leggere i propri punti di forza, capire i propri criteri di scelta, costruire una direzione coerente.
Un tassello coerente tra HR, orientamento e sviluppo
Questo attestato rappresenta per me un ulteriore tassello di un percorso che unisce risorse umane, orientamento professionale e sviluppo di carriera. Mondi che vedo come parti di uno stesso disegno.
Da una parte c’è il lavoro nelle organizzazioni, con tutto ciò che riguarda selezione, inserimento, valorizzazione delle persone. Dall’altra c’è il lavoro sulla persona, sulla capacità di riconoscersi, scegliere, riposizionarsi, evolvere. Mettere insieme queste due prospettive, per me, ha senso. Perché il lavoro non riguarda solo il ruolo che ricopriamo, ma il significato che attribuiamo al nostro percorso.
Ed è proprio qui che voglio stare, in quello spazio in cui competenze, identità e direzione si incontrano.
Iscrizione al Registro Orientatori ASNOR: un nuovo passo professionale
Da oggi sono ufficialmente iscritta al Registro Orientatori ASNOR. È un risultato che accolgo con entusiasmo, ma anche con responsabilità. Perché ogni titolo ha valore solo se diventa pratica, presenza, capacità di generare impatto reale nella vita delle persone.
Per me l’orientamento non è solo una funzione tecnica. È un modo di stare accanto alle persone nei momenti in cui hanno bisogno di rimettere ordine, riconoscere risorse, immaginare possibilità. È un lavoro che richiede metodo, ascolto, visione e anche il coraggio di non ridurre tutto a una risposta veloce.
Credo profondamente che il lavoro non sia solo occupazione. È identità, direzione, possibilità di crescita. E credo anche che aiutare qualcuno a fare una scelta professionale più consapevole significhi aiutarlo a costruire un pezzo importante della propria vita.
Questo traguardo è un altro passo nella direzione che ho scelto.
