Sindrome dell’impostore e sgambetti mentali

Umiltà, sindrome dell’impostore e sgambetti mentali

A uno studente (che non è alle prese con la sua prima laurea, ma una successiva) viene chiesto, di partecipare a un progetto di ricerca.

Lui rifiuta e passa avanti.
La motivazione.
“C’è qualcuno che ha una laurea pertinente al progetto e lo merita più di me.”

… Eppure ha le “carte in tavola per poter giocare”. È già laureato.

… Ma la sua umiltà lo porta a pensare che non sia lui la persona giusta.

Prima di accettare, è necessario valutare e osservare.

Questo scenario porta con sé una serie di paradigmi sociali interessanti.

“Se non ho una laurea pertinente allora non sono io la persona giusta”.

Questo è uno di quei paradigmi sociali che ha mandato in confusione un sacco di persone. Le direttive scolastiche e accademiche ci hanno indicato dei binari oltre i quali non ci sono alternative.

Delle scelte “lineari” appartengono a uno stile di vita che oggi non è più applicabile, perché il contesto non è più lineare.

L’umiltà di questa persona lo ha “inserito” in un paradigma, che con tutte le forze orientative stiamo cercando di superare, come società.

Credere che qualcuno sia “più consono” è un altro approccio ben radicato in tutto lo stile della sindrome dell’impostore. Eppure, qualcuno, ha valutato la pertinenza delle sue capacità.

Questo è uno sgambetto mentale (non mi riferisco al caso specifico, per cui questa persona potrebbe aver preso questa scelta per motivazioni implicite, non esternalizzate, mi soffermo solo sui paradigmi sociali, generali).

“Non pensare a chi secondo te merita di più. Sappi che qualcuno pensa che sei tu la persona che merita di più.”

“Non sono le lauree a fare le persone meritevoli, ma le persone stesse.”

Richiedi una consulenza di carriera per ripartire con il Metodo Restart Manager

Umiltà, sindrome dell’impostore e sgambetti mentali: quando non sentirsi all’altezza diventa un limite appreso

Uno studente, non alla prima laurea ma alla seconda, riceve la proposta di partecipare a un progetto di ricerca.
Ha esperienza, competenze, titoli… ma rifiuta.
Motivazione?

“C’è qualcuno con una laurea più pertinente. Meritano più di me.”

Qui non parliamo di mancanza di capacità.
Parliamo di umiltà che si trasforma in rinuncia, di sindrome dell’impostore che si traveste da buon senso, e di paradigmi sociali che continuano a limitarci.

Perché sì: questa persona aveva tutte le carte in regola.
Ma non riusciva a vedersi per ciò che vale davvero.

“Non sono io la persona giusta”: il mantra della sindrome dell’impostore

La sindrome dell’impostore si manifesta proprio così:

  • pensare che gli altri siano sempre più competenti

  • sentirsi “fuori posto” anche quando si è qualificati

  • credere di non essere abbastanza preparati

  • minimizzare i propri risultati

  • pensare di non meritare opportunità

E spesso questo fenomeno colpisce proprio le persone più competenti, più studios*, più consapevoli.

Non è umiltà: è percezione distorta di sé.

I paradigmi sociali che ci limitano (senza che ce ne accorgiamo)

Da piccoli ci insegnano che:

  • devi avere la laurea “giusta” per fare il lavoro “giusto”

  • devi seguire un percorso lineare

  • non devi “osare” se non hai tutti i requisiti

  • quello che hai studiato determina ciò che puoi diventare

Questi modelli funzionavano in un mondo che non esiste più.

Oggi le carriere sono non lineari, ibride, fluide.
Si cresce per competenze, non per etichette.

Eppure molti continuano a sentirsi “non adatti” se il loro curriculum non coincide perfettamente con un titolo o una definizione.

Quando l’umiltà diventa auto-limitazione

L’umiltà è una qualità preziosa.
Ma quando diventa:

  • rinuncia preventiva

  • sottovalutazione delle proprie competenze

  • rifiuto di opportunità

  • convinzione di non meritare nulla

…non è più umiltà.
È auto-sabotaggio.

Questo studente non ha valutato oggettivamente la proposta:
ha attivato un “sgambetto mentale”, un bias che lo porta a credere che:

“Se non ho una laurea perfettamente pertinente, allora non valgo abbastanza.”

Questo è un costrutto sociale, non un dato di realtà.

Le direttive accademiche hanno plasmato convinzioni… che oggi non funzionano più

Per anni ci hanno detto che:

  • bisogna “seguire la strada giusta”

  • chi cambia percorso è disorientato

  • la linearità è qualità

  • la pertinenza è tutto

Risultato?

Generazioni che faticano a riconoscere il proprio valore.
Professionisti che si sentono “impostori” anche quando sono pienamente competenti.
Persone che hanno paura di accettare opportunità perché “forse qualcun altro merita di più”.

Ma non è così che funziona il mondo reale.
Il potenziale non è un titolo accademico: è come lo usi.

“Qualcuno pensa che tu meriti più di quanto pensi tu stesso”

Un invito sincero:

Non pensare a chi, secondo te, merita di più.
Pensa a chi ti ha scelto, proposto, invitato.

Qualcuno ha visto competenze, atteggiamento, capacità.
Qualcuno ha considerato la tua esperienza sufficiente — anzi, pertinente.

Spesso gli altri vedono il nostro valore molto prima che lo vediamo noi.

Non sono le lauree a fare le persone meritevoli.

Sono le persone a dare valore alle opportunità.

Le lauree sono strumenti.
Le competenze sono abilità.
La percezione di sé è ciò che fa la differenza.

La domanda vera che dovremmo porci non è:
“Ho la laurea perfetta?”

Ma:
“Ho qualcosa da dare? Ho la disponibilità a imparare? Posso portare valore?”

Se la risposta è sì, allora non è sindrome dell’impostore.
È solo il vecchio paradigma che cerca di trattenerti.

E tu non devi farglielo fare.

Celeste Priore

Sono Celeste Priore, HR specialist e consulente di carriera.

  • Eseguo Analisi di clima aziendale per ridurre turnover e conflitti
  • Se la tua carriera sta cambiando, ti aiuto a ripartire con obiettivi chiari e strategie di carriera efficaci

Credo nelle aziende sane e nelle scelte di carriera consapevoli.

Ultimi Articoli
Ho collaborato con:
Inserisci la tua email
per accedere al Workbook
Dichiarando il mio consenso, confermo di aver letto, compreso e accettato i Termini e Condizioni d’Uso del sito, la Privacy Policy e ogni altra condizione applicabile. Accetto che l’utilizzo dei miei dati personali avvenga secondo le modalità descritte nelle suddette policy.